Abstract


 

LA DISEGUAGLIANZA. UN RIESAME CRITICO

 

TITOLO ORIGINALE: Inequality Reexamined, Oxford, Oxford University Press, 1992

PRIMA EDIZIONE ITALIANA: Il Mulino, Bologna, 1994.

INDICE:

Prefazione

Introduzione

I.          Eguaglianza di che cosa?

II.         Libertà, acquisizioni e risorse

III.        Funzionamenti e capacità

IV.       Libertà, «agency» e «star bene»

V.        Giustizia e capacità

VI.       Economia del benessere e diseguaglianza

VII. Povertà e opulenza

VIII.            Classe, genere e altri gruppi

IX.               Le esigenze dell’eguaglianza

X.                 Dalla diseguaglianza di reddito alla diseguaglianza economica

Riferimenti bibliografici 

 

Vita di Amartya K. Sen

Amartya Sen nasce nel 1933 a Santiniketan, nel Bengala (India). Dopo aver completato la formazione accademica di primo livello in India, ha conseguito il PhD in Economia nel 1959 presso l'Università di Cambridge. Giovanissimo ha cominciato la propria carriera di insegnamento e ricerca nell'Università di Calcutta (1956-63), per passare all'Università di Delhi (1964-71), alla London School of Economics (1971-77), all'All Saints College di Oxford (1977-88) e all'Università di Harvard (1987-97), dove ha ricoperto contemporaneamente le cattedre di economia e filosofia. Nel 1998 è tornato al Trinity College a Cambridge, dove ricopre la carica di Master, una delle più alte posizioni accademiche del Regno Unito. Nello stesso anno gli è stato conferito il premio Nobel per l'Economia per i suoi studi nel campo dell'economia del benessere, ma il suo contributo è notevole anche in altri settori, come la teoria dello sviluppo, i problemi della misurazione della dispersione nella distribuzione del reddito, la teoria delle scelte collettive e l'individuazione delle cause delle carestie.

Il Prof. Sen è stato finora insignito di quasi una ventina di lauree honoris causa, ed ha presieduto numerose associazioni scientifiche, fra le più prestigiose, tra cui si ricordano l'American Economic Association, la Econometric Society e la International Economic Association. Le sue pubblicazioni scientifiche consistono in una dozzina di libri e circa 200 articoli pubblicati nelle maggiori riviste scientifiche. Solo alcuni dei suoi lavori sono di natura strettamente economica, mentre la maggior parte di essi riesce a combinare in maniera originale economia e filosofia: infatti, come ricordato nella motivazione di assegnazione del Premio Nobel 1998, il suo lavoro “has been highly instrumental in restoring an ethical dimension to economics and related disciplines”. Tra le sue opere tradotte in italiano vanno ricordate: Scelta, benessere, equità (Il Mulino, 1986), Etica ed economia (Laterza, 1988), Risorse, valori e sviluppo (Bollati Boringhieri, 1992), Il tenore di vita (Marsilio 1993), La libertà individuale come impegno sociale (Laterza, 1997), Laicismo indiano (Feltrinelli 1998), La ricchezza della ragione (Il Mulino, 2000) e Libertà è sviluppo (Mondadori, 2000).

 

ABSTRACT: a cura di Marianna Ferrara

Basato sulle «Lezioni in memoria di Simon Kuznets», questo saggio è la rielaborazione di temi cui Amartya K. Sen non rinuncia in quanto economista oltre che filosofo politico e morale. Con il primo capitolo Eguaglianza di che cosa? Sen dà avvio alla riflessione che anima questa monografia, mettendo in luce l’ambiguità della nozione di eguaglianza. Contenuto che contiene, l’idea di “eguaglianza” rischia, infatti, di essere sovraccaricata o restare «forma vuota priva di un proprio contenuto di merito» (p. 43 [Westen 1982, 596]). Con riferimenti a illustri pensatori ed economisti (John Rawls, Robert Nozick, Douglas Rae, Thomas Nagel) che si sono occupati del tema, Sen mette in esame la varietà di definizioni di eguaglianza e disegueglianza esistente.

Nel capitolo secondo Libertà, acquisizioni e risorse Sen mette in luce lo stretto legame che intercorre fra l’eguaglianza di acquisizioni e la libertà di acquisire, intendendo acquisizioni «ciò che riusciamo a mettere in atto» e libertà «la concreta opportunità che abbiamo di mettere in atto ciò che apprezziamo» (p. 53). Evidenziando la relazione che intercorre tra il possesso delle opportunità di scegliere e la libertà di scelta, Sen individua livelli di diseguaglianza di accesso a tali opportunità che inficiano l’eguaglianza di libertà stessa.

Nel capitolo terzo Funzionamenti e capacità l’attenzione è posta sulla capacità di un individuo di sapere valutare le opportunità di stare bene e il suo livello di benessere ottimale, per una valutazione critica della diseguaglianza. Facendo riferimento alla differenza tra i beni primari dei paesi poveri e ricchi, Sen individua la differenza tra «oggetti di valore» e «valore degli oggetti», gli uni inerenti alla libertà di scelta, gli altri all’utilità e alla capacità di accedervi.

Il capitolo quarto Libertà, «agency» e «star bene» è un resoconto delle «Dewey Lectures» (1985) e introduce la distinzione fra l’«aspetto di agency» e l’«aspetto dello star bene» di una persona. Con il termine non tradotto di «agency», Sen si riferisce alla «realizzazione di obiettivi e valori che essa ha motivo di perseguire» (p. 85), ossia alle sua aspirazioni, che spesso prescindono dal suo stare bene sebbene vi siano connessi. L’esempio addotto è il perseguimento del benessere collettivo che non è necessariamente connesso a quello individuale. Questa distinzione chiama in causa la «libertà di stare e bene» e la «libertà di agency» (p. 91), di cui Sen solleva la rilevanza per l’analisi sociale o economica della diseguaglianza.

Il capitolo quinto Giustizia e capacità analizza, critica e obietta la teoria rawlsiana di giustizia, riportando le repliche che lo stesso Rawls fa alle obiezioni di Sen. Il fulcro del loro dibattito è se attribuire priorità ai mezzi per ottenere la libertà o all’estensione della libertà. La prima posizione, sostenuta da Rawls, pecca, secondo Sen, nello spostare l’attenzione dalla diseguaglianza nei risultati e nelle acquisizioni a quelle nelle opportunità e nelle libertà (p. 123), trascurando le acquisizioni che presuppongono la libertà. In definitiva, secondo Sen, «se siamo interessati all’eguaglianza delle libertà, non vi è alcun vantaggio nel richiedere lìeguaglianza dei suoi mezzi anziché cercare l’egugalianza dei suoi risultati. La libertà è collegata a entrambi, ma non coincide con nessuno dei due» (p. 125).

      Nel capitolo sesto Economia del benessere e diseguaglianza, Sen si addentra nelle definizioni prese in considerazione nei capitoli precedenti, ma definisce l’esigenza di uno spazio valutativo e il criterio da utilizzare: laddove, infatti, per l’«eguaglianza di ottenimento» delle acquisizioni, si confrontano i livelli effettivi di acquisizione, per l’«eguaglianza di divario», si confrontano i divari fra le acquisizioni effettive e le acquisizioni massime (p. 130). Con riferimento alla politica aristotelica e alla logica rawlsiana, secondo cui bisogna massimizzare le abilità sottosviluppate di funzionamento, Sen analizza i vantaggi e gli svantaggi di una politica di eguaglianza degli ottenimenti o del divario.

È nel capitolo settimo Povertà e opulenza che, tuttavia, eguaglianza e diseguaglianza sono analizzate nell’accezione prettamente economica, ossia nella definizione di povertà e opulenza. Il problema nel definire la natura della povertà, scrive Sen, «può apparire puramente semantico» (p. 151), nella misura in cui si può essere considerati poveri sia per avere un reddito basso (punto di vista descrittivo) sia per disporre di un insieme di capacità piccolo (punto di vista delle politiche pubbliche).

Nel capitolo ottavo Classe, genere e altri gruppi la questione dell’eguaglianza economica è affrontata alla luce di statistiche e confronti che prendono in considerazione la numerosità del nucleo familiare, il genere, la cultura, con riferimenti alla teoria marxiana dello sfruttamento.  

Nel capitolo nono Le esigenze dell’eguaglianza, Sen pone nuovamente il quesito iniziale «eguaglianza di che cosa?» motivandone l’importanza per comprendere la distinzione fra i vari approcci etici alle situazioni sociali. Comprendere, infatti, che un’«eguaglianza di base» è possibile di volta in volta entro spazi specifici presi in considerazione, significa comprendere «perché eguaglianza?» e rispondere alla domanda iniziale. La considerazione della diversità (classe, genere, reddito, spazio culturale ecc.) è, in definitiva, intrinseca alla valutazione delle diseguaglianze di agency e di star bene e dei risultati, perché l’eguaglianza è anche un problema sociale.

Il capitolo decimo Dalla diseguaglianza di reddito alle diseguaglianza economica è, oltre che capitolo conclusivo del saggio, lo spostamento dell’attenzione su ciò che Sen considera punto di partenza di ulteriori discussioni: la diseguaglianza come «materiale di discussione pubblica, di consenso o di accettazione consapevoli» (p. 236). Posto, cioè, che il livello di benessere sia distinto dal possesso di beni primari, e che la qualità del primo non sia consequenziale né identica alla qualità del secondo, Sen conclude che le politiche sociali dovrebbero mirare a «ordinamenti parziali utilizzabili e in grado di catturare le grandi diseguaglianze in modo chiaro, tenendo in considerazione tutti gli aspetti che vanno ben al di là dello spazio di beni» (ivi).